Il tè viene conosciuto in Giappone attraverso i monaci Buddisti, che acquisirono le consuetudini del tè in Cina durante il periodo Song (960– 1279) quando si consumava in polvere, e impararono a farne un uso regolare proprio per i suoi effetti benefici. La popolarità del tè è universale, ma in nessun altro luogo al mondo esso ha fornito un apporto così sostanziale alla cultura come in Giappone. Il periodo in cui il culto del tè prese piede è nel periodo Ashigaka o Murokami ( 1338 – 1565 d.c.) e conobbe la sua massima diffusione nel periodo Tokugawa ( 1600 – 1867 d.c.) Il Giappone produce solo tè verde, a parte qualche esperimento di tè nero e oolong, non trovabili in Europa. Ricordiamo che il tè per essere definito verde viene stabilizzato ed essiccato dopo la raccolta, senza essere sottoposto ad ossidazione. Il metodo giapponese prevede l’essiccatura delle foglie con un procedimento a “vapore”, che le rende prima morbide per essere lavorate, fino all’essiccatura totale. Questo metodo a vapore conferisce al tè il caratteristico aroma di erba fresca, con in alcuni casi note marine.